«L’esercito?»
«Proprio quello».
«E perché mai, di grazia?»
«Perché bisogna impedire che i cittadini si appropriano dei rifiuti. Ormai è risaputo: in Germania li pagano a peso d’oro. Pensa a quel tizio, quell’imprenditore della provincia, come si chiama… ah Giuffa…»
«Giacomo Giuffa, sì»
«Proprio lui. Beh, è diventato ricco prima portando i rifiuti in Germania, poi addirittura vendendoseli».
«Vendendoli? Ma che…»
«Ma non hai letto i giornali? Pare che il Germania siano disposti a sborsare cifre folli per averli!»
«I nostri rifiuti? E che ci fanno?»
«Questo non lo so. Probabilmente li riciclano. Fatto sta che, ora come ora, i rifiuti vanno via come il pane…» disse, sogghignando e gesticolando per far notare la freddura. «Bene, questo non va»
«E perché non va? Se i tedeschi – contenti loro – vogliono prendersi i rifiuti che qui sono in abbondanza, perché non darglieli?»
«Non è questo il problema. Il problema è che vengono venduti e portati in Germania con i mezzi più disparati»
«E allora?»
«Allora non capisci. Vengono portati in Germania con valigie, messe negli aerei, sistemati nei treni. Più di un caso si è verificato di scompartimenti interi che sono stati inondati dalla spazzatura perché le valige si sono aperte all’improvviso…»
«bleah…»
«Senza contare che, data la natura dell’affare, nessuno molla più i rifiuti. Qualche giorno fa un netturbino è stato assalito perché cercava di svuotare un cassonetto»
«Eh? Fammi capire, ora non solo la città è sommersa dai rifiuti, ma addirittura la gente se li conserva?»
«Praticamente sì. Non tutti: nelle zone più isolate in cui l’idea non è ancora arrivata, li bruciano ancora. Ma, soprattutto nei grossi centri, tutti quelli che possono viaggiare, si preoccupano di raccoglierli e di svenderli all’estero. Gli altri, si distinguono tra quelli che li vendono – i più furbi, ma pochi, dato che sono quelli meno sommersi dalla spazzatura – e quelli che pagano chi li può esportare – e che sono quelli che non ce la fanno più-»
«Cose da pazzi… E quanto sta un sacchetto?»
«Questo non lo so. Non fare lo spiritoso. E’ un problema serio. Ecco perchè è stato chiamato l’esercito».
«Capisco. La questione è internazionale…Beh, io che dovrei fare?»
«Tu dovresti contattare il sunnominato Giuffa»
«Ah. E perché?»
«Perché credo che sia lui quello che gestisce il maggior traffico di rifiuti»
«Beh, e che faccio, lo arresto per stupefacente traffico di sostanze?»
«No. Senti l’idea, geniale, dell’Assessorato. Pare che venga direttamente dal Ministero. Si tratta di fare quello che si fece con le strisce blu»
«Quelle dei parcheggi?»
«Sì. Ti ricordi, che tutti parcheggiavano dappertutto, agli angoli di strada, davanti alle discese pedonali, nelle strade strette, etc.?»
«Beh, praticamente come ora».
«Sì, certo, ma con una notevole differenza: ora devono pagare! Hanno messo le strisce blu del parcheggio a pagamento in tutti quei luoghi dove prima pacheggiavano illegalmente. Il risultato è stato che parcheggiano sempre ovunque, ma almeno il Comune ci guadagna con soste pagate o multe».
«Pifferi, davvero una trovata coi fiocchi»
«Lo so, per questo arrivano in alto queste persone. Beh, ora la cosa è la stessa. Si tratta di far pagare chi vuole esportare i rifiuti. Così, o gli passa la voglia, o almeno lo stato ci guadagna»
«A me pare un’idea stramba. Mi ricorda più il pizzo che fa pagare la camorra che un’idea con futuro. Ad ogni modo, andrò a cercare il Giuffa».
«Ma quale camorra! Tutti sanno che la camorra napoletana adora i rifiuti e non permetterebbe mai che vadano all’estero… Vai, vai»
Perplesso dal ragionamento del direttore («e io che avevo detto?»), ma obbediente alla sua autorità (del resto il Responsabile dr. Micheli era piemontese), si diede da fare per rintracciare il Giuffa.
Già. Ma come? Questi non viveva a Napoli, e, Micheli non aveva alcuna voglia di avventurarsi nell’hinterland.
- Per carità – pensava tra sé – dicono che chi viene in rappresentanza del potere costituito qui rischi la pelle. Certo, potrei chiedere di essere autorizzato dalle autorità locali. Ma già mi hanno detto che preferiscono, per ora, che la cosa venga svolta in silenzio. E poi non ho davvero alcuna voglia di avventurarmi in quelle zone….-
Alla fine gli venne l’idea giusta. «Come ho fatto a non pensarci prima? Certo! Giuliano Sgherri!»
Giuliano Sgherri era un conoscente del nostro Micheli. Appena trasferito a Napoli, lo conobbe nel corso di aggiornamento patrocinato dalla Regione. Mentre però il Micheli fece carriera come lavoratore autonomo di sicurezza, lo Sgherri preferì continuare nell’impiego pubblico, e trovò alfine, grazie a un’ottima raccomandazione, un ottimo posto come netturbino. «E’ la persona giusta!»
Lo andò a visitare a casa sua, nella zona più occidentale del quartiere Arenella. Piccola casa, in un condominio relativamente pulito: la spazzatura nulle strade non doveva essere più vecchia di una settimana.
Bussato che ebbe, e fattosi riconoscere, venne accolto.
«Come stai? E’ un po’ che non avevo tue notizie! Ancora lavori come consulente del ministero?»
«No, ora sono in privato, e lavoro in una azienda interinale che si occupa di sicurezza. Tu, piuttosto», disse sogghignando «come ti va il lavoro?»
«Ah!» rispose sorridendo «e come mi deve andare? Una favola. Ti pagano e ti impediscono di lavorare. Cosa chiedere di più. Figurati che qualche giorno fa ho cercato di togliere i rifiuti dal cancello davanti casa, ed un tizio mi ha detto “ma che fai? non è compito dei netturbini questo!”… Non ti nego che la cosa è anche un po’ frustrante…»
«Senti un po’, non è questo che mi preoccupa. Io ho bisogno di un favore. Tu conosci un certo Giacono Giuffa?»
«Giacomo Giuffa!» esclamo ispirato. «Come no! Conoscevo benissimo suo padre, Salvatore. Un grande lavoratore. Ora vive in Germania. La sua azienda la continua proprio il giovane Giacomo»
«E sai la sua azienda di cosa si occupa?»
«Ohibò, certo. Esporta rifiuti in Germania».
«Ah, quindi è cosa risaputa!»
«Lo sanno tutti. Ma, scusa» replicò stupito Sgherri «perché non dovrebbe esserlo? Sai quante persone si sono risparmiate la fatica di bruciare i cassonetti, grazie a Giuffa?»
«Ma i cassonetti non erano bruciati dalla camorra?»
«Camorra? Oh…» rimase un po’ interdetto Sgherri, poi riprese «beh, certo, forse anche la camorra… Mia zia però non è camorrista, te lo assicuro»
«Tua zia?»
«Mia zia ha pagato alcuni ragazzini perché bruciassero la pila di sacchetti sotto il suo balcone giusto un annetto fa».
«Ma è pazza? E’ pericolosissimo»
«E’ quello che gli ho detto io. Ma, poveretta, che doveva fare? La prima cosa che aveva fatto, circa un anno prima, era chiamare me. Sapeva che ero scopatore, e pensava che me ne potessi occupare io. Quando le ho detto che non potevo fare niente, perché se li avessi tolti di lì qualcun’altro ce li avrebbe rimessi, dato che non potevano andare da nessun’altra parte, e che quindi alla fine il comune mi ha imposto di non far nulla, ci è rimasta male. Per alcuni mesi ha resisitito, finché era inverno. Ma, sai, abita da sola, soffre il caldo, ed il balcone era l’unico angolo fresco della casa. Quando, come avviene ogni anno, la spazzatura marcisce verso giugno, stava rischiando di passare a miglior vita. Allora ha chiamato un gruppo di ragazzini del rione, ha dato loro qualche euro, e li ha pregati di bruciare quel cumulo di rifiuti intanto che lei andava a trovare mia sorella a Viterbo, lei abiata là. Ti assicuro, fanno tutti così, ormai»
§ 1. L’inviato dal Ministero
continua al § 2. …