I.A.: Immondizia Astrale

§ II. L’indagine del dr. Spara

Arrivati a Napoli, il commissario Spara e il suo gruppo si diressero subito verso la Base di Bagnoli. Durante il viaggio, commissario e collaboratori si stupirono tuttavia non poco dell’incredibile quantità di spazzatura che si trovava attorno alle città.
Un po’ meno al centro, aumentava gradualmente man mano che si arrivava in periferia. Nei paesi circonvicini c’erano muri si spazzatura. E così fino alla base.
«Ma… quanta spazzatura producono da queste parti? Hanno problemi con gli inceneritori?»
«Proprio così, dottore», confermò uno dei poliziotti, «si tratta proprio di una cosa del genere. E’ un po’ che l’informazione ne parla. Credo che non riescano a mettersi d’accordo su come smaltirla».
«Boh». disse il commissario fra sé e sé, «Ma che cosa c’è da mettersi d’accordo?». I suoi pensieri erano però diretti al problema dei voli misteriosi.
Arrivarono infine alla Base. Era una graziosissima base missilistica, costruita da poco con i fondi dell’Unione Europea, con una bellissima vista sul mare.
«Mmh… vedi Napoli e poi muori, non c’è che dire!», commentò sarcastico il commissario appena diede uno sguardo ai razzi esposti in bella mostra poco dopo la discesa di Coroglio.
Ad accoglierlo c’era una persona.
«Buongiorno, commissario! Permettete di presentarmi: Bruno Gordiano, il responsabile civile dell’impianto» disse, e, dopo una pausa, sorridendo aggiunse «… sì, Gordiano, avete capito bene», come se si aspettasse una battuta.
«Buongiorno! Sono il commissario Spara» disse noncurante il commissario. «Prima di cominciare, vorrei chiederle…».
«So già che mi volete chiedere…» rispose il responsabile, «tutti fanno la stessa domanda: “perché fare una base missilistica in un posto tanto ameno?”»
«Eh?» fece il commissario, preso di sorpresa: «beh, in effetti…». Diede uno sguardo al golfo, ma poi riprese: «macchè…, no. Io, veramente…».
Lo interruppe il responsabile:
«Sentite, Voi venite dal nord. E’ così, si vede. Ma se crede che una città con milioni di persone possa campare di turismo…».
«Io non ho detto niente», replicò il commissario.
«No, no, io lo so che volevate dire» incalzò Bruno Gordiano, «lo so: “ma non sarebbe carino fare di questa splendida zona una meta di turismo internazionale?” Già! E poi i turisti ce li portate voi, eh? Le strutture le fornite voi, senza i fondi della Unione Europea, e, soprattutto, la gente la educate voi ad accogliere gli stranieri…»
«Ma non ho detto assolutamente niente di tutto questo, io…» reclamò stupito il commissario.
«…e poi, se anche fosse?» continuò il Gordiano, «E’ proprio quello che ha fatto l’amministrazione nel secolo passato, e lo sa cosa ha risolto? Nulla! La disoccupazione non era calata, e la popolazione si era ulteriormente abbrutita… e ora gente come Lei…».
«Ma io non ho detto niente! Senta, sono il commissario Spara, Ufficio di controllo del Ministero Aerospaziale, e sono qui per indagare su un rapporto di serie di rigore B».
A sentire queste parole, il responsabile dell’impianto si rallegrò visibilmente e, con un repentino cambio di umore, commentò ispirato:
«Ah, sì, finalmente! E’ per i festeggiamenti allora! Beh, sì, forse si è un po’ esagerato, ne convengo. Ma sa, è da tanti anni che non arrivavamo in serie A!»
Il commissario lo guardò sconvolto. «Ho detto rapporto di serie di ‘rigore’ B», ripeté, sottolineando la parola ‘rigore’.
Il responsabile civile sembrò non capire la precisazione.
«No, vi sbagliate!» replicò. «Non c’è stato nessun rigore. L’ultima partita è stata pareggiata 0 a 0…».
A questo punto il commissario capì. E aveva ora due possibilità. O gli spiegava che non stava parlando di calcio, o faceva finta di niente e proseguiva, facendosi dare le informazioni necessarie.
Avrebbe volentieri optato per la seconda soluzione, ma non gli reggeva il cuore di proseguire così la narrazione, dovendo spiegare a Gordiano che cercava un razzo di serie C2, per sentirsi magari rispondere che la promozione arrivava dalla serie B. Dovette quindi optare per la prima. Il responsabile civile ne fu molto deluso.
Dopo qualche ora, gli riuscì comunque di ottenere i dati necessari. In effetti, un razzo era stato autorizzato a decollare quel giorno stesso, e i dati sembravano corrispondere con quelli in possesso del commissario.
La circostanza fortunosa era da prendere al volo. Identificata la probabile zona di volo, il commissario Spara si fece consegnare un razzo militare di sorveglianza, che partì in tutta fretta alla ricerca del misterioso oggetto volante.
Non ci volle molto, per trovarlo: fatto rifornimento alla Stazione Orbitante “Europa sud”, gli strumenti di segnalazione diedero le coordinate di posizione di un mezzo di Classe F, di fattura non convenzionale.
Avvicinatisi a vista, fu intimato via radio l’alt. L’astronave sconosciuta non si fermò. Ma non poteva sfuggire: il razzo degli inseguitori era molto più potente e decisamente più agile.
Finalmente l’astronave fu raggiunta. Il commissario diramò nuovamente l’alt, stavolta personalmente.
«Fermatevi! Siete pregati di fermarvi! Autorità di controllo del Ministero Aerospaziale, qui è il commissario Spara!»
«Non sparate, commissario! Ci arrendiamo!», rispose una voce con marcato accento partenopeo».
Il pilota vicino al commissario sorrise: «Eh eh.. sparare nello spazio… ih ih. Un cognome adatto, commissario, eh?»
Ma questi non commentò. Ordinò alla nave di ripiegare ritornando alla base orbitante, e di mettere a disposizione il mezzo per una ispezione.
Atterrarono quindi. Insieme con un gruppo di forze di sicurezza, il commissario Spara entrò nell’astronave. Era molto grande, ma sembrava costruita con pezzi di diversa fattura. Non aveva alcuna indicazione esterna, se non qualche marchio commerciale. All’entrata due persone di mezza età lo accolsero.
«Salute commissario. Io sono il capo di questa nave. Lui è il mio secondo, mio fratello», disse il primo.
«Bene». Fece rivolto al primo: «Nome e cognome. Ma poi, soprattutto, spiegazioni della natura del vostro viaggio».
«Giovanni e Gaetano Giuffa, spedizionieri e magazzinieri dell’azienda Ovest di Nola. Per servirvi» rispose. «Quanto alla natura del nostro viaggio… beh, come a dire..».
«… di piacere, scommetto», commentò ironicamente il commissario.
«Come ha fatto a capirlo?» replicò istantaneamente Giovanni Giuffa, come a cogliere un insperato suggerimento, «erano anni che…».
«Non faccia lo sciocco» replicò stizzito il commissario. «E mi dica come si è procurato il razzo. La linea non è moderna, ma non è registrato da nessuna parte. Lo avete per caso costruito voi?» Chiese infine, ancora una volta con ironia. Che non fu colta neanche stavolta.
«Esatto commissario! Ma non credo che la cosa sia..», cominciò ad argomentare il Giuffa.
«Ma la vuole smettere di prendermi in giro?», esclamò il commissario, con un misto di stupore e di impazienza. «Vuol confessare?»
«Ma è la verità! lo chieda a mio fratello» fece Giovanni, indicandolo.
«E’ la verità. E, devo dire, c’è uscito anche mica male!» confermò senza indugiò Gaetano Giuffa.
«Sentite… se credete che…» accennò il commissario. Ma poi si interruppe. Con quei due non l’avrebbe spuntata. Diede uno sguardo all’abitacolo, rifletté un po’, e poi aggiunse, più tranquillamente:
«E l’avete fatto con materiali provenienti dal vostro magazzino nel nolano, immagino..».
«No, no», rispose Gaetano: «sa, con materiali rigorosamente svedesi».
«Svedesi?» Il commissario li guardava stupiti.
«Tutto comprato alla sede Spaziale Ikea di Afragola», rispose orgogliosamente Giovanni, «e il resto assemblato alla base missilistica… Sì, lì abbiamo un amico, sa, qualche aggiustatina era necessaria… l’unica fatica è che abbiamo dovuto costruirla da noi. Con questi prodotti del nord si risparmia, è vero, ma è una vera impresa. Del resto, l’alternativa non c’era. Non vendono mica le astronavi belle e fatte qui nei dintorni. Mica sono mobili per la casa…».
«Ad ogni modo, basta!» concluse il commissario. «Ispezionate la nave, presto» disse ai sottoposti.

… continua al § III

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