L’ufficio di controllo n.° 4 della NASA era, appunto, l’ufficio preposto al controllo dei voli spaziali compiuti nel settore dell’Europa meridionale. Vi arrivavano già da molto tempo allarmanti segnalazioni di misteriosi voli non autorizzati, di cui non si trovava però traccia. Ed era ormai più di un anno che il fenomeno si ripeteva. Finalmente, il direttore dell’ufficio, il maggiore Charles Bright, decise di fare luce sulla faccenda.
Si ci può chiedere, ora, il motivo per il quale gli esperti indugiarono tanto prima di intervenire, e perché ci volle tanto tempo prima che venissero prese le contromisure del caso che stiamo per raccontare. Ma chi ponesse queste domande dimostrerebbe di non conoscere bene gli americani, e, soprattutto, di credere davvero che alla NASA non avessero altre preoccupazioni che gli strani traffici di cui vi renderemo presto edotti.
E’ meglio tuttavia procedere con ordine. E partire dall’inizio della storia.
Come si sa, all’inizio del II secolo del III millennio l’umanità aveva ormai raggiunto l’obiettivo che da sempre la affascinava: la conquista dello Spazio.
Era, per la verità, dalla fine del XX secolo che ci si provava, ma dopo gli iniziali successi, l’impresa era stata trascurata, per non dire dimenticata, per tutto il XXI. Fino a che (i casi della storia) ciò fu reso possibile grazie ad una nuova scoperta scientifica, e ad una nuova rivalità tra Superpotenze (vero toccasana per i viaggi spaziali).
Basi aerospaziali erano state costruite in vari punti del globo, stazioni intergalattiche circondavano il pianeta e la Luna era finalmente stata colonizzata. Marte non era stato ancora raggiunto, ma i politici giuravano che si trattava di ore, anzi, che era come se ci fossimo già arrivati. E nel mentre che la popolazione terrestre lo immaginava, i potentati economici si preoccupavano di organizzare e spartirsi quello che intanto si era ottenuto.
E così la Luna divenne, da romantica compagna di pastori erranti (asiatici o meno), a solida socia di floridi affari di aziende minerarie.
Ora, aspettarsi che tutto questo avrebbe risolto gli antichi problemi dell’umanità sarebbe stato ovviamente sciocco. E, infatti, nessuno se lo aspettava. Ma tutti furono ugualmente colpiti non poco dalle notizie che ci giunsero dall’ufficio di controllo.
Per comodità, i dialoghi e le frasi in inglese saranno qui resi in italiano. Sappia tuttavia il lettore che non mi assumo alcuna responsabilità della eventuale infedeltà delle traduzioni.
Nel caso, sarà sempre possibile accedere agli atti originali, dato che la trasparenza in questo mondo è ormai una realtà. A cosa poi serva poter accedere agli atti originali quando non li si può capire, è uno dei misteri della nostra democrazia globale. Ma giacché essa ormai prospera, con alti e bassi, da centinaia d’anni… beh, non saremo certo noi a farne polemica.
Dunque, in un caldo giorno di luglio, arrivò all’ufficio di controllo n° 4, sezione C, quello che in gergo era un “rapporto di serie di rigore B”. Un brutto pasticcio insomma, un volo partito da una postazione missilistica non autorizzata ai voli intergalattici, con un equipaggio non identificato. Per intenderci, e per i meno esperti di linguaggio spaziale, un “rapporto di serie di rigore A” sarebbe stato di poco inferiore ad un’invasione aliena (che però non sarebbe stata considerata di ’serie’).
L’ufficiale che lo ricevé per primo non sembrava però allarmato:
«Maggiore Bright, qui abbiamo un altra serie di rapporti su questi strani voli europei…».
«Di nuovo? Dannazione, sembrava fossero terminati! L’anno scorso, di questi tempi, ne abbiamo ricevuti a decine…»., ripeté Bright, decisamente più seccato che allarmato.
«Già. E mi sa che anche in questo caso…»
«… ci tocca metterci in contatto con la sede italiana», concluse mestamente il maggiore.
Chiamò un collaboratore, e lo pregò di contattare per lui la sede di Roma. Dopo una buona mezz’ora questi si fece vivo e gli annunciò di essere riuscito a stabilire il collegamento.
«Allora, sì…. Sede italiana Spaziale di controllo?», chiese, già sfiduciato, il maggiore Bright.
«Beh, basta che non lo dica con quel tono», si sentì rispondere dall’altra parte, «che non mi pare proprio che sia il caso. Qui si lavora, sa?»
Il maggiore, alzò gli occhi al cielo e abbassò il volume della conversazione, ma proseguì senza far caso alla risposta, anzi, come aspettandosela:
«Sì. Qui Sede centrale di sorveglianza Spaziale USA, ufficio di controllo n° 4. Sì, salve, buongiorno anche a lei…». Fece una pausa, come di stupore, quindi esclamò: «Sì sono americano, e allora?»
Il collaboratore lo guardò perplesso; l’altro ufficiale, seduto di fronte, gli spiegò: «E’ tutto a posto. E’ sempre così, quando chiama in Italia. Adesso cercherà di spiegargli chi è. E alla fine farà presente il caso…».
Poi, rivolto a Bright, aggiunse: «Maggiore, alzi il volume della conversazione, però, che altrimenti, le tocca ripetere tutto. Sa, per la verbalizzazione».
Il comandante lo guardò torvo, con un’espressione riassumibile in un “e che cosa vuoi che mi tocchi ripetere?”, ma alzò il volume. Proseguì:
«E’ per la questione di quell’unidentified flight, del volo non identificato di cui ci siamo occupati anche l’estate scorsa…».
«Un UFO!? Ma che dice?» Si sentì rispondere dall’altro lato dell’oceano:
«Ma no, quale UFO, non ho parlato di “oggetto volante non identificato”, ma di “volo” non identificato… lo capisce l’inglese?» ribadì il maggiore.
«Senta comandante, prima di vincere il concorso al ministero aerospaziale, per sua norma, ho studiato un anno al British Council e ho fatto un corso regionale ed uno al ministero. Se lei parla americano, io non posso farci niente».
«Sempre la solita storia…» esclamò rassegnato il maggiore, «ma lo capite che l’americano… Lasciamo perdere. Insomma, le ricorda niente il problema del volo non identificato nel settore 4? l’estate scorsa ne abbiamo discorso per mesi senza venirne a capo…».
«L’estate scorsa non ha parlato con me. Di certo con un collega. Se vogliamo arrivare al punto e capire qualcosa…»
«Mio Dio! Ma no, era Lei… OK. Ad ogni modo vogliamo che venga fatta un’ispezione nel settore 4 di vostra competenza, in relazione ad una segnalazione che ci è appena giunta, di un volo partito dalla base spaziale Italia Meridionale diretto verso il cosmo settore Z3, di cui non riusciamo a trovare alcun dato. Il volo identificato appartiene alla serie C2, ed è con tutta probabilità di classe F».
«Va bene, lasciate fare a noi» la rassicurò la dipendente del ministero. «Le sue richieste sono state inoltrate all’ufficio competente. La chiameremo appena avremo notizie».
«Speriamo che sia la volta buona!», esclamò laconicamente il maggiore guardando sconsolato i collaborati.
L’ufficio del Ministero degli Affari Spaziali, sezione competente per il controllo dei voli italiani verso il cosmo, si mise, in effetti, alacremente al lavoro. Identificato il responsabile del caso, formata l’apposita commissione, gliela affidarono con somma soddisfazione.
Si trattava del dott. Giovanni Spara, uomo di acuto ingegno, e di grandi esperienze internazionali. Non era mai stato, però, in Italia meridionale. Peccato, perché i dati indicavano proprio che il volo doveva provenire da lì.
«Ma com’è possibile? Nel Mezzogiorno non ci sono basi spaziali!».
«Non è proprio esatto, commissario. C’è la base missilistica di Bagnoli, vicino Napoli».
«Già. Ma non dovrebbe essere capace di organizzare viaggi interspaziali… Ad ogni modo, dobbiamo recarci lì. Provvedete ad avvertirli del loro arrivo».
Spara e il suo segretario scelsero il corpo speciale di sorveglianza, una vera e propria truppa (tra poliziotti, militari, tecnici spaziali, astronauti e meri burocrati) seguendo il protocollo rapido ministeriale, che autorizzava eccezionalmente il presidente della commissione a procedere senza particolari autorizzazioni da parte del ministro.
E così furono particolarmente rapidi: dopo 20 giorni tutto era già pronto.
Certo, a qualcuno potrà sembrare strano che, in tempi in cui si raggiunge facilmente la Luna, si gioisca per la ventina di giorni impiegata dal ministero per selezionare una squadra. Ma chi pone queste domande non deve essere mai stato al Ministero aerospaziale: sulla Luna ormai ci andavano solo ditte private…
… continua al § II.