Rivolto a Giovanni Giuffa, intanto chiese:
«E che cosa trasporta il vostro velivolo?
«Ma, sa, commissario, niente!» fu la risposta.
«Niente, eh?» ripeté scettico il commissario.
«No, cioè.. acqua! Già, acqua! Sa, per evitare rullio e beccheggio durante il viaggio…» si corresse il Giuffa.
«Nello spazio non si avvertono rullio e beccheggio», commentò secco e sarcastico il commissario.
«No, appunto, ma io non lo sapevo, e ho fatto riempire la nave.», se ne uscì Giovanni.
Ma il commissario neanche più lo ascoltava.
Un’oretta dopo arrivò il rapporto.
«Commissario, abbiamo perquisito la astronave».
«Bene. Trovato qualcosa di particolare?»
«Eh sì… commissario. La nave è piena di spazzatura. E, infatti, giù c’è un odore nauseabondo..».
«Spazzatura?» fece il commissario, visibilmente incredulo.
«Spazzatura!» confermò l’ispettore con un cenno del capo.
«… spazzatura?», chiese il commissario girandosi verso Giovanni, guardandolo severamente con un misto di perplessità e rassegnazione.
«… spazzatura!». confermò quello, alzando le spalle come a dire “e che ci posso fare?”
«E posso sapere, di grazia, cosa vi spinge a portare in viaggio della spazzatura?» chiese Spara.
«Commissario, cosa posso dirvi…» disse il Giuffa, cercando le parole giuste. Fece una smorfia, guardò suo fratello, e disse tra il serio e il sarcastico:
«Sa com’è, a Napoli ci siamo talmente abituati che ce la portiamo anche nei viaggi spaziali…». E gli scappò un risolino.
«Andiamo! Faccia la persona seria!» replicò il commissario.
Il buon Giovanni ormai aveva chiaro che non poteva non ammettere il proprio torto. Decise infine di confessare.
«Già! Sì, va bene. Ho caricato io la spazzatura. Del resto, avete già compreso che non è un viaggio di piacere», cominciò a spiegare rassegnato.
«Beh, con della spazzatura addosso», concordò il commissario, «lo voglio ben credere. Ma che senso ha?»
«Ma… sapete com’è… una famiglia da mantenere…», si giustificò il Giuffa.
«E la mantenete con la spazzatura? Ah, i suoi figli le saranno molto grati!» commentò sempre più sarcastico il commissario. Al segretario che stava verbalizzando scappò una risata.
«No, ma che state dicendo…» replicò seccamente il Giuffa. «Mi riferivo ai soldi, ovviamente. Sa, fanno comodo comunque..».
«I soldi con la spazzatura che c’entrano?» chiese interdetto il commissario.
«’Pecunia olet’, è il caso di dire!» commentò ispirato il verbalizzatore, non senza nascondere un sorriso che trovò un ghigno di conferma nel commissario.
«Come sarebbe a dire “che c’entrano i soldi”?» sbottò Giovanni Giuffa, con l’aria di chi si sente canzonato: «Mio Dio, crede forse che io mi carichi la spazzatura nella nave gratis? Mi faccio pagare per questo, no?»
«Lei riempie la sua nave di spazzatura… e c’è chi la paga per questo? Ma si rende conto di quello che sta dicendo?» incalzò il commissario.
«… ma non capisco cosa ci sia di strano in quello che ho detto» replicò con tutta naturalezza il Giuffa. «Riconosco che ho deciso di fare le cose in grande, ma mi aspettato qualche domanda su come mi fossi procurato la nave, piuttosto… ah sta ben combinato il ministero!».
«Già l’ha detto: l’ha montata ad Ikea», puntualizzò con burocratica fermezza il segretario verbalizzatore.
«E le pare una cosa normale? Alla portata di tutti?» replicò Giovanni, quasi offeso dalla noncuranza con cui i suoi interroganti ora stavano prendendo la cosa.
«Beh, ora che mi ci fate pensare… no» convenne il segretario. «Ma se le serve per portare della spazzatura… allora tutto torna…», disse, sghignazzando, girandosi verso uno dei poliziotti.
«In che senso?» replicò ancora più offeso Giovanni, che non aveva voluto cogliere l’ironia dell’affermazione. «Guardi che sono il primo ad aver avuto un’idea simile, sa?»
«Ah, e lo credo» dissero a una voce e corrucciando la fronte il commissario e il segretario. Il commissario continuò: «Ma ancora non ho capito…».
«Come sarebbe a dire “eh, lo credo”?» lo interruppe Giovanni, che si sentiva ormai preso in giro. «Il mio è stato un colpo di genio, che mi ha permesso di sviluppare quest’attività a livello… astrale!» A quest’ultima parola si fece scappare una piccola risata, fece una compiaciuta occhiata d’intesa al fratello e un ammiccamento al commissario. Vedendo però che questi non batté ciglio, proseguì: «Voi non avete idea… andate a chiedere, in città, nei paesi circonvicini, in tutta la Regione, chi è Giovanni Giuffa, cosa ha realizzato in questi anni la Giuffa Brothers s.r.l.!»
«A noi basta che ce lo spiegate voi» disse il commissario, ormai curioso di capire cosa si era trovato davanti.
«Semplice: senza di noi, la spazzatura ci avrebbe già sommerso! I vecchi metodi erano ormai insufficienti, lenti, inconsistenti. E poi servivano troppe autorizzazioni… fino a che io non ebbi, 3 anni fa, l’idea: lo spazio siderale! Nulla e nessuno che si sarebbe lamentato, nessuna autorizzazione necessaria, nessuna manifestazione popolare di protesta, niente da pagare… l’ideale, l’uovo di Colombo, no?»
«Ma per fare che?» chiedeva ancora il commissario, che continuava a non capire.
«Ma insomma, commissario!» sbottò Giovanni, «ma Lei sta davvero esagerando! E pare che faccia finta di non capire! Portare via la spazzatura da Napoli e dintorni, No? E buttarla via su qualche asteroide lontano, o in qualche cratere lunare! L’idea ha avuto un successo immenso: l’anno scorso, all’epoca della crisi massima della raccolta rifiuti, quando ormai la spazzatura aveva raggiunto il secondo piano delle abitazioni…, solo l’anno scorso, le dico, avremo fatto due o trecento viaggi, smaltendo tonnellate e tonnellate di rifiuti. Altro che inviarli in Germania! E non avete idea di quanto erano disposti a pagare il servizio, la nostra tariffa va quasi al chilo!»
Il commissario e gli altri ascoltarono pieni di meraviglia. Non riuscivano a credere a quello che sentivano:
«Cioè… cioè: lei mi sta dicendo che il suo mestiere è precisamente questo, quello di portare la spazzatura via dalla città e di sperderla nello spazio o sulla Luna, facendosi pagare un tot al chilo da chi vuole disfarsi dell’immondizia?» disse il commissario, trasecolando.
«Eh, già, commissario. Già. Ora mi ha scoperto, e non mi resta nient’altro da fare. Quant’è?» chiese Giovanni Giuffa.
«Quant’è, cosa?» chiese il commissario.
«La multa, anzi, l’ammontare di quanto dovrò pagare di tasse per tutto questo. Certo non ho aperto partita iva, e, devo dire, lo devo riconoscere, non ho voluto neanche informarmi se ci fosse un dazio per i viaggi di trasporto verso la Luna» disse Giovanni.
«Ma… magari fosse questione di multa» fece il commissario. «Che ci ha preso, per la guardia di finanza? Ma chi si crede d’essere, Al Capone? Qui si tratta di violazione del protocollo spaziale, se ne è interessata anche la NASA. Né voglio pensare agli aspetti penali per l’attività lesiva della Regione… mi sa, anzi, che prima di tutto bisognerà deferire lei e i suoi soci proprio a questa…».
Giovanni aveva ascoltato con preoccupazione le parole del commissario suo omonimo. Alla fine, però, della spiegazione, fece un’espressione di incredulità. E disse quindi: «Come, lesione della Regione? Ma se è la mia cliente principale! Lo so che non dovrei dirlo, ma… In che senso ‘aspetti penali’? Senta, io sono un cittadino per bene. Va bene, non pago tutte le tasse, sono allergico alla burocrazia, ma… ma che cosa avrei fatto di ‘penale’?»
«A parte il fatto che orami, con i tempi che corrono, anche non pagare le tasse ha risvolti penali» disse il commissario «queste, per l’appunto, non sono cose che mi riguardano, non sono finanziere. Ma Lei crede che sia legale commerciare in spazzatura, la cui raccolta spetta agli enti locali, per la quale si paga già un’apposita tassa, senza che ci sia bisogno di pagare profumatamente un tizio qualsiasi, per carità, molto intraprendente, che per di più la butta via chissà dove senza alcun controllo o autorizzazione…»
I due fratelli guardarono il commissario come se fosse un alieno. Come se stesse pronunciando qualcosa di inaudito.
Si guardarono sconvolti, guardarono stupiti tutti gli altri che a loro volta guardavano loro pieni di stupore, e con lo sguardo e qualche cenno si comunicarono la decisione di non proseguire nella discussione, che sarebbe stata inutile.
Il commissario e la sua squadra investigativa lasciarono l’astronave dei Giuffa sulla base orbitale, insieme al resto dell’equipaggio, portando dietro con sé solo i due fratelli.
Durante il viaggio di ritorno, Gaetano chiese a Giovanni:
«Di’ un po’, fratello. Ma secondo te il commissario diceva sul serio? Che può mai essere compito della Regione lo smaltimento dei rifiuti? Ma quando mai se ne è occupata? Come può essere illegale quello che facciamo?»
«Ma no, che vai a pensare…» lo rassicurò Giovanni, «E allora papà che era, un criminale? Figurati… I settentrionali sono fatti così. Del resto da loro ci sono usanze diverse. Ti ricordi quello che raccontava il nonno, quello che ha fondato la gloriosa attività di esportazione dei rifiuti? Ah tempi gloriosi quelli! Non ti ricordi che ci raccontava sui tedeschi?» disse sorridendo.
«Ah sì! » Gaetano si mise a ridere di gusto… «Ah, storie al limite della realtà…», aggiungendo, nel mentre che si riprendeva dai divertenti ricordi: «Ma quella era la Germania, ed erano altri tempi!».
«Questo è vero», concluse serafico Giovanni, «Ma sono tutti un po’ così, quelli a nord del Garigliano. Vedrai, sono sciocchezze. A me preoccupano decisamente di più le multe per le tasse…».