I.A.: Immondizia Astrale

§ II. Sorpresa all’arrivo

«E va bene, sì, confesso. Ho cercato di portare un bagaglio superiore ai 20 kg. senza pagare la soprattassa. Al check-in me lo hanno fatto notare. Non m’era mai successo con l’Alitalia. Mai! … Oddio, per la verità, anche con la Lufthansa neanche mi era mai successo. Ma stavolta il volo non era diretto da Napoli, faceva scalo a Bologna. Insomma, ho tolto il di più e l’ho messo nel mio bagaglio a mano. Al metal-detector non mi hanno detto nulla, pensavo che fosse andato tutto bene. Ma… sì, confesso, c’erano almeno 6 kg di più… e invece ora..».
Fece quindi una pausa, guardò i due poliziotti, e poi chiese con il tono di chi sente sopraffatto dagli eventi, con un fil di voce: «Ma non vi sembra comunque eccessivo arrestare una persona solo perché ha portato con sé qualche kg. in più?»
Il poliziotto tedesco lo guardava torvo. L’altro con impazienza. Intanto però si cominciava ad avvertire un qual certo cattivo odore.
«Non l’abbiamo arrestata per i kg. di più, ma…» cominciò a dire il secondo, quando si interruppe, fiutò l’aria, e si chiese: «ma cos’è questo cattivo odore?»
Il primo poliziotto indicò il bagaglio a mano di Salvatore Giuffa: «E’ quello. E’ scritto anche qui: ha messo sottosopra un intero aereo per questo!»
«Che? fatemi controllare!» disse l’altro.
«Ma no, vi prego, ancora con questa storia… ho buttato quello che avanzava nella toilette… è la mia colazione andata a male…», si giustificò il Giuffa.
Il poliziotto aprì il bagaglio a mano, e vi trovò dei rifiuti.
«Che schifo! E lei va in giro con questa roba! Io la farei arrestare solo per questo!» disse il secondo poliziotto. «Senta» proseguì poi, «non ci faccia perdere tempo, e confessi. Al di là della spazzatura che si porta appresso, dove si trovano i prodotti nocivi che lei smercia in territorio tedesco? Avanti, non faccia finta di nulla».
«Prodotti nocivi? Beh, in un certo senso…». cominciò a ragionare il Giuffa. Poi però capì che la polizia lo ricercava per un motivo diverso da quello che si sarebbe aspettato. «… ma, un momento, scusi, in che senso? Di cosa mi sta accusando?»
«La vuole smettere di tergiversare? Insomma, basta!» si spazientì il poliziotto. «La segnalazione a suo carico è chiara: lei importa prodotti tossici, che eventualmente smercia di nascosto a qualche industria farmaceutica in territorio tedesco!»
Giuffa lo guardò stupito. Rispose spontaneamente: «Ma cosa le viene in mente? Aziende farmaceutiche? Prodotti tossici? … cioè, la spazzatura certo non è salutare, certo, ma mica la vendo! Eh!» gli scappò un sorriso «non siamo ancora arrivati a questo punto. Tra poco, forse, ma per ora, ci basta liberarcene…»
«Liberarcene! E lei si porta della spazzatura nel suo bagaglio a mano, per liberare il cestino di casa sua, vero?»
«Beh, non propriamente il cestino, e non propriamente il mio…» rispose enigmaticamente il Giuffa.
«E ci vorrebbe far credere che nel restante suo bagaglio non nasconde nulla di sospetto…» chiese il poliziotto.
Giuffa era un po’ preoccupato. Si vedeva chiaramente che temeva che i poliziotti aprissero anche le due grosse valigie. «No, di sospetto… nulla… effetti personali…»
«Apri!» disse il primo poliziotto al secondo, così evitiamo di perdere tempo. Giuffa alzò gli occhi al cielo, con l’aria di chi pensa “è andata male!”, e si cominciò a rassegnare. Non cercò neanche di reagire di fronte allo stupore dei due poliziotti nel vedere che le due valigie… avevano lo stesso contenuto del bagaglio a mano: spazzatura!»
«Ma che…» esclamò interdetto il poliziotto, «… che diavolo è?«
«Spazzatura…» rispose Giuffa. «Magari la potessi vendere alle imprese farmaceutiche. Quello sì che sarebbe un business! Ma a quel punto la gente mica mi pagherebbe per farmela portare via…».
«Ma cosa sta dicendo?» chiesero in coro i poliziotti.
Giuffa ormai aveva capito che non c’era niente da fare. Conveniva a questo punto collaborare. Aveva sentito più di un amico raccontargli cose turche della polizia tedesca, di interrogatori durati ore, della cortesia con cui questa operava, ma anche della meticolosa pervicacia nel fare il loro lavoro. «Se siamo in un episodio di Derrick» disse fra sé e sé «conviene fare la parte fino in fondo, e confessare. Deve essere così che si fa a Monaco!» Si risistemò sulla sedia, tirò un sospiro, e continuò:
«Voglio dire che la spazzatura è un concetto molto interessante. Fino a che la gente la rifiuta, non è di nessuno. Ma se la gente cominciasse a non rifiutarla, allora rimarrebbe dei legittimi proprietari, e questi potrebbero venderla al migliore offerente. Ma non siamo ancora ad un livello di evoluzione del genere».
I due poliziotti non capirono la singolare filosofia del Giuffa. Il secondo mascherò a mala pena la sua impazienza, e sbottò:
«Ma si crede d’essere in un’avventura di Mickey Mouse? Cosa sta dicendo? Ci vuole spiegare cosa ci fa con tutto questo schifo nelle valigie?»
«E’ il mio lavoro» fu la risposta laconica del Giuffa».
«Lavoro?!» fu il commento sconcertato del poliziotto.
«Lavoro. Già» spiegò il Giuffa. «Lavoro. Che vi posso dire, bisogna industriarsi. Viviamo in tempi difficili, denaro dalle nostre parti non circola più. Molti della mia famiglia non sanno come tirare avanti. Ho due fratelli, entrambi laureati, che a stento riescono a mantenere le loro due famiglie. Io stesso, sono costretto ad andare avanti e indietro per la Germania ormai da 8 anni».
«E questo che c’entra?» interruppe il poliziotto.
«C’entra, c’entra« replicò il Giuffa, che poi continuò: «Ad un certo punto, durante uno dei miei viaggi, stavo leggendo il giornale. Alla pagina napoletana, parlava del solito problema dei rifiuti. Ne avrete sentito parlare, orami lo sanno anche a Tokyo…»
«Sì, sappiamo della difficoltà della Regione Campania riguardo alla raccolta dei rifiuti, ma non mi sembra una buona idea quella di portarseli con sé…» commentò sarcasticamente uno dei due poliziotti. Che non si accorse di aver centrato il punto.
«E invece sì, se permette» rispose Giuffa. «Eccome! Leggevo che la maggior parte dei rifiuti sarebbero stati spediti in Germania. E che la cosa sarebbe costata fior di quattrini. Tra me e me ho pensato: “però, è incredibile: pagare altri per dare loro qualcosa che non ha alcun valore”. Qualche giorno dopo, ho letto poi che la cosa non era così facile e che anche la Germania aveva rifiutato di accogliere tutti i nostri rifiuti. Ma, intanto, avevo avuto l’idea».
«Quale idea?» chiese il poliziotto, sempre più interdetto.
«Un piccolo contribuito alla nostra società» spiegò Giuffa. «Semplice. Ho pensato: la cosa può dare fastidio, se fatta, così, su larga scala. Sa com’è, di punto in bianco trovarsi tonnellate e tonnellate di immondizia da smaltire può non fare felici certo i tedeschi. Ma se ognuno di noi, privatamente, si fosse industriato per portare via la sua propria spazzatura, forse sarebbe stato tutto più ordinato, no?«
«Ma che cosa sta dicendo? Che razza di ragionamenti…» provò ad obbiettare il secondo poliziotto. Ma fu zittito dal collega, che ormai era curioso di sapere come andava a finire la storia. Giuffa continuò:
«Beh, io stesso andavo spesso in Germania. Se ogni volta che partivo portavo con me qualche kg. di spazzatura, alleggerivo il carico di immondizia della nostra città».
«Nobile pensiero!» commentò ironicamente il secondo poliziotto.
«E’ quello che dico io» proseguì Giuffa, facendo finta di non cogliere l’ironia «tanto più che la situazione cominciava ad essere insostenibile. Io non abito proprio in città, ma più verso la periferia. E le assicuro, che non si può più vivere. Ormai siamo sovrastati da montagne e cumuli di immondizia. Talvolta poi questi vengono bruciati da alcuni vicini, intraprendenti, ma decisamente poco illuminati. Bisognava in qualche modo liberarsene«.
«E mi faccia indovinare» intervenne il primo poliziotto, «Lei ha deciso di risolvere il problema, portando in Germania la sua spazzatura, invece di sganciarla sui cumuli di immondizia sotto casa!»
«Esatto» confermò Giuffa «all’inizio è stato proprio così. Invece di buttare l’immondizia, la compattavo, la chiudevo in sacchetti, e la sistemavo in grosse valigie. Poi, quando dovevo andare in Germania, la portavo con me, ed appena avevo possibilità, la distribuivo per i cassonetti tedeschi. Rispettavo anche la raccolta differenziata, sa?» disse in tono semiserio.
«Poi» proseguì dopo una pausa «poi l’idea piacque. Sulle prime, quando lo raccontavo ai miei fratelli ed amici, restavano interdetti. Mi dicevano “ma che razza di idea”. Poi invece cominciarono ad essere conquistati dall’idea. Al punto che anche i miei fratelli cominciarono a farlo regolarmente. Non dico per vantarmi, ma l’idea era veramente buona, per tutti. Se tutti avessero cominciato a farlo, non avremmo avuto problemi, no? Mi ricordo quando spiegai questo concetto alla prima assemblea di condominio…»
«Ma davvero, che razza di folle e assurda idea!» intervenne il secondo poliziotto «come se tutti trovassero facile mettere immondizia nelle proprie valigie e partire per la Germania! Ma come le viene in mente…».
Giuffa colse tranquillamente il punto: «Esatto! Lei ha colto il problema principale: non tutti potevano concretamente fare una cosa del genere. C’era bisogno di organizzazione, di esperienza, anche di una certa capacità E poi, non è che i voli siano gratis. Bisognava trovare un modo per abbattere i costi… E quindi…»
«E quindi?« chiese incuriosito il primo poliziotto, mentre il secondo ormai neanche più ascoltava.
«Quindi c’era bisogno di un’impresa professionale che si sobbarcasse l’attività, no?» rispose con soddisfazione Giuffa «ed eccola! La Giuffa Brothers s.rl.»!
A queste parole anche l’altro poliziotto trasecolò. La tranquillità con cui quell’uomo raccontava cose inaudite era superiore alla loro immaginazione.
«Non faccio per vantarmi, ma nel giro di pochi mesi, io e i miei fratelli siamo stati capaci di portare in Germania quintali e quintali di immondizia. All’inizio, eravamo solo in tre. Poi, abbiamo assunto del personale, e piano piano, l’attività ha cominciato a decollare. E non vi dico come è contento non solo il mio condominio, ma tutto l’isolato. Abbiamo fatto quasi piazza pulita dei rifiuti più invadenti. La gente è felice di pagarci un tanto al chilo…»
«Un tanto al chilo!» ripeté stupito il secondo poliziotto «ma lo senti!»
«Già, un tanto al chilo!« ripeté Giuffa «Abbiamo un vero e proprio tariffario… oddio, dipende anche dal tipo di rifiuti… Ma se le cose continuano così dovremo espanderci».
«Ma… la Regione, il Comune, non vi dicono niente?» chiese il primo poliziotto.
«E cosa dovrebbero dire? Loro dovrebbero occuparsi della raccolta e smaltimento dei rifiuti, non lo fanno…. A parte che poi non se ne accorgono neppure, perché sacchetto di spazzatura più, sacchetto di spazzatura meno, mica li contano. E poi, in fondo, va tutto a vantaggio della collettività…»
«Io non ho parole… è tutto un paradosso… per non parlare dell’aspetto inquinante di tutto…» commentò ormai rassegnato il secondo poliziotto.
«Ma, cosa posso dirvi. Tutto andava così bene. Non c’era alcun problema. L’unica difficoltà, lo sapevo, me la potevano fare solo in Germania. Per questo non volevo volare Lufthansa….» concluse il Giuffa.

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